Studio Lomonaco

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Gli Enti del Terzo Settore ETS

Riforma terzo settore Codice Terzo Settore

di Raffaele Lomonaco

Con il Decreto Legislativo del 3 luglio 2017 n.117, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 179 del 2 agosto 2017 serie generale, è in vigore il Codice del Terzo settore (CTS) in attuazione della Legge 6 giugno 2016 n.106
Il Codice introduce nel nostro ordinamento la qualifica di Ente del Terso settore ( ETS ) per le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi. La qualifica di ETS è subordinata alla iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).
Non sono Enti del Terzo settore le amministrazioni pubbliche, le fondazioni di origine bancaria, i partiti, i sindacati, le associazioni professionali, di categoria e di datori di lavoro.
Gli enti religiosi civilmente riconosciuti possono applicare le norme del CTS limitatamente alle attività di interesse generale a condizione che adottino un regolamento da depositare nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.
Il Codice abroga la legge sul volontariato (L. 266/91) e la legge sulle associazioni di promozione sociale (L. 383/2000), e modifica alcune norme tra cui buona parte della disciplina sulle ONLUS art. 10 D.Lgs 460/97.
Fino all'operatività del Registro Unico Nazionale del Terzo settore, continuano ad applicarsi le norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall'iscrizione degli enti nei Registri Onlus, Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale e Imprese sociali che si adeguano alle disposizioni del presente decreto entro diciotto mesi dalla data della sua entrata in vigore. Entro il medesimo termine, esse possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell'assemblea ordinaria.
Gli enti del terzo settore esercitano in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale elencate nel comma 1 dell'art. 5 del D.lgs 117/2017 per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Le attività di interesse generale, attualmente 26 ma soggette a possibile aggiornamento con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sono le attività tipiche del settore del non profit: interventi e servizi sociali, sanità, prestazioni socio sanitarie, istruzione e formazione, ambiente, valorizzazione patrimonio culturale, formazione universitaria e post, ricerca scientifica, attività culturali, artistiche ricreative, radiodiffusione a carattere comunitario, attività turistiche di interesse sociale, formazione extrascolastica, servizi strumentali al terzo settore, cooperazione allo sviluppo, commercio equo solidale, rinserimento lavoratori, alloggio sociale, accoglienza umanitarie, agricoltura sociale, attività sportive, beneficienza, promozione della legalità e pace, promozione diritti umani, adozioni internazionali , protezione civile, riqualificazione beni pubblici. Gli ETS potranno svolgere attività diverse dalle attività di interesse generale purché strumentali a queste ultime e secondo criteri e limiti definiti con decreto del Ministro del lavoro e politiche sociali di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze. Infine potranno realizzare attività di raccolta fondi organizzata e continuativa nel rispetto di principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e il pubblico in conformità alle linee guida adottate da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Il Codice definisce la qualifica di volontario, e ne disciplina l'attività, l'eventuale rimborso spese; stabilisce l' incompatibilità con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo con l'ente di cui è socio o associato o per il quale svolge la propria attività.
Gli Enti del Terzo Settore sono tenuti al rispetto di vari obblighi riguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l'assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili. Qualora esercitino le attività di interesse generale con modalità non commerciali, potranno godere di agevolazioni tributarie e contributi economici ( ad esempio, di incentivi fiscali per i donatori e per gli investitori nelle imprese sociali, di risorse del nuovo Fondo progetti innovativi, "Social bonus" e dei "Titoli di solidarietà") per lo svolgimento delle loro attività istituzionali.
Il Codice del Terzo settore disciplina inoltre i rapporti tra gli Enti Pubblici e gli Enti del Terzo Settore. Prevede il coinvolgimento di questi ultimi nella programmazione delle pubbliche amministrazioni nella gestione di servizi sociali e nella realizzazione di servizi nei settori di attività di interesse generale. Prevede la possibilità di stipulare convenzioni con le associazioni di volontariato e di promozione sociale per lo svolgimento di servizi purché a condizioni più favorevoli rispetto al ricorso al mercato. Infine lo Stato, le Regioni e Province autonome e gli Enti locali possono concedere in comodato beni mobili ed immobili di loro proprietà, non utilizzati, agli enti del Terzo Settore, per lo svolgimento delle loro attività istituzionali.

Obblighi di pubblicità e trasparenza per associazioni fondazioni e onlus per sovvenzioni, contributi ed incarichi ricevuti

La legge 4 agosto 2017 n 124 ( c.d. legge concorrenza) art. 1 commi 125-129 configura obblighi di pubblicita' e trasparenza a carico di soggetti che intrattengono rapporti economici con le pubbliche amministrazioni o con altri soggetti pubblici o con societa' controllate da pubbliche amministrazioni; in particolare sono soggetti all'obbligo associazioni, fondazioni, onlus, associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale, associazioni dei consumatori e degli utenti, le imprese.Tali soggetti sono obbligati a pubblicare, nei propri siti o portali digitali, le informazioni relative a sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici superiori ad € 10.000, ricevuti dalla pubbliche amministrazioni entro il 28 febbraio di ogni anno. Le imprese sono tenute a pubblicare tali importi nella nota integrativa del bilancio d'esercizio e nella nota integrativa dell'eventuale bilancio consolidato.L'inosservanza dell'obbligo comporta la restituzione delle somme ai soggetti eroganti entro tre mesi dalla data dell'obbligo di comunicazione.Relativamente alla decorrenza dell'obbligo il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali con circolare del 23/2/2018 n. 34/2540, ha precisato che l'obbligo di pubblicita' decorre per gli importi percepiti dal 1 gennaio 2018 pertanto la pubblicita' e trasparenza per detti importi dovra' avvenire entro il 28 febbraio 2019.Per quanto concerne gli importi da pubblicare "sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti dalle medesime pubbliche amministrazioni" considerata la genericita' della norma si ritiene che tutte le somme ricevute direttamente o indirettamente dalla pubblica amministrazione debbano essere ricomprese nella comunicazione; a titolo esemplificativo le entrate da convenzioni, il 5 per mille, i contributi per l'acquisto di ambulanze, il contributo su acquisti di beni strumentali, i contributi, incassati da enti locali, nazionali, europe

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